cold and slow
lunedì, 6|dicembre|2010prima di iniziare a leggere questo scritto fai caricare la canzone del video qui sotto, nulla deve essere tralasciato. Pigia play e inizia a leggere…
guardalo. per terra al freddo e senz’altro.
sono un vecchio, non mi lavo da tanto tempo e indosso sempre gli stessi vestiti, gli unici che mi sono rimasti, confortevoli, comodi. ammè ormai cari.
la gente che mi gira intorno è veloce. è giovane. ha un’odore di nuovo che mi pizzica il naso e mi infastidisce la barba ispida. parlano una lingua diversa dalla mia. non mi capiscono quando chiedo qualcosa [non che chieda tanto nè spesso].
sono accasciato sulle mie ginocchia con la schiena storta di lato contro un muro, la posizione abitudinaria non mi provoca più dolore nelle mie torsioni fisse. la posizione eretta da buon cristiano invece mi lacera ben più assai di questo.
sono qui e guardami.
tutto andrà a rallentatore.
sunday morning dei velvet underground ci accompagnerà. la musica delle rivolte e della pace. della pace rivoltosa. del rivolto della pace. della guerra.
sento ovattate nelle orecchie le note pizzicate della celesta. ora il basso. non riesco ad accorgermi della voce… è tutto così caldo e confortante ora, come quando ero ubriaco di notte e non avevo forza per alzare il polso, però stavo disteso su un morbido divano. o come la sicurezza donata da un buon caffè mattutino.
lentezza. tranquillità. una calda domenica mattina benchè il termometro segni in negativo i numeri.
le figure intorno a me sono irrispettosamente veloci nel susseguire calci sul mio corpo [ah l'educazione e le buone maniere di un tempo...] un’immagine che mi ossessionerà a vita. questa lunga scena che già andava a rallentatore diventa ancor più lenta nelle immagini, tra saliva che scivola vischiosa e sporca, punte di scarpe nere, confusione tra braccia in picchiata verticale e gambe in piegamenti da rigore. solo nelle immagini.
la musica prosegue la sua andatura scorrendo a velocità normale, sempre più ovattata e calda. come un rossissimo tramonto di agosto.
ed ora, solo di chitarra in sfumando su queste parole ormai distanti da noi…..
condividiamo la stessa aria… ma
venerdì, 5|marzo|2010occhi chiusi / racconti dall’infanzia
mercoledì, 16|dicembre|2009 ho voglia di coccole ho voglia di baci.
(h)o voglia di sesso di abbracci mai dati.
ho voglia di tutto e insipidamente di niente.
persiste un ricordo nella mia mente.
una canzone lontana parole sussurrate.
ne celli chitarre pretenziose ballate.
scorrono in aria tra le mie orecchie.
tra gli occhi chiusi e pesanti coperte.
ti rassicurano di un mondo nuovo.
ti sussurrano lievi un sonno buono.
le insegui distratto costruendo un perchè.
rimane solo un chicco di caffè.
Faber L. Gray
Sono in piedi davanti il mio laptop, schiavo della tecnologia dei non luoghi del non spazio dentro il mio regno e imparo giorno dopo giorno l’umiltà di farmi più stretto.
Ma questo non ha nulla a che fare col pensiero-causa delle rime bambinesche. Rime a braccio. Frasi suggerite dal ricordo della ninna nanna che la mia mamma mi cantava quando ero piccolo, piccolo e non volevo dormire. Come ora. e non ci poteva niente Solo tre o quattro giri del palazzo nel sedile posteriore della macchina colore blu dalla radio con le manopole, ma la radio non era mai accesa. Cantava la mia mamma. e il ricordo improvviso in questo momento s’è fatto vivo battendo i pugni contro il bancone reclamando il responsabile del baraccone, il direttore, l’uomo che conta.
Una canzone che in vita mia ho solo ascoltato e mi è solo stata cantata. No. Non è vero. Piccolo cuore di burro, hai condiviso questo tesoro con qualcuno, tra le braccia e la voce sussurrata…
Fenomeni interessanti i ricordi.
Soprattutto quelli che non ricordavi più. [e che quasi ti chiedi intontito ma è reale? si...]
“Ninna nanna mamma insalata non ce n’è
sette le scodelle sulla tavola del re
ninna nanna mamma ce n’è una anche per te
dentro cosa c’è solo un chicco di caffè.
Dormono le case dorme la città
solo l’orologio suona e fa tic tac
anche la formica si riposa ormai
ma tu sei la mamma e non dormi mai.”
upnea #4 (prosa)
venerdì, 2|ottobre|2009Scivola rumorosamente acqua dall’alto e non riesco a capire perchè. Cade pioggia dal cielo come lacrime inarrestabili dagli occhi del bambino biondo dalle gote paffute e rosee e dalle labra innocenti. Tutto si bagna si inumidisce si lascia trascinare dalla corrente dei fiumiciattoli esterni e i legami diventano sempre più provati tirati stanchi di non essere alimentati scaldati asciugati protetti e marcisce. marciscono dentro nel profondo marciscono fuori e dalle apparenze marciscono dall’essenza da ognidove marciscono e la pioggia purifica quello che il tempo ha corrotto…
qua sopra erano i miei tanti pensieri travestiti da drammatica prosa, perchè dentro la testa comincio a non avere più spazio e ho necessità di riordinare molte cose. se tutto quello che non ti uccide ti rinforza sicuramente tutto quello che ti fa male, lentamente, va disintegrato perchè rischi di diventare fortissimo come la roccia e roccia rimanere…
. . . sorridimi
domenica, 24|maggio|2009sorridimi.
perchè nel mio viso troverai sempre un sorriso come risposta al tuo sguardo.
un abbraccio come risposta alle tue lacrime.
la mia paura nel tuo dolore.
tutto il mio conforto alle tue sofferenze.
la disperazione nel silenzio della tua assenza.
Faber L. Gray
inseguire
giovedì, 12|febbraio|2009inseguire.. perennemente senza volere
cercare e inseguire
non avere il fiato per fermarsi
non farsi vedere
troppo presi a inseguire
respirare e guardare
inseguire ombre trasparenti
illudimi che é quello che vuoi
falene voraci di nuova luce
aggrediscono lucciole
illusioni di baci porpora
bruciano la falena ch’é in me
sober
giovedì, 20|novembre|2008riflessioni veloci
perchè non voglio perdere tempo.
e ne perdo tanto.
ne ho perso tanto.
presto.
più vedo che perdo tempo più sento la stretta al cuore che mi mette agitazione.
presto.
presto.presto.presto.
tantissime cose da fare.
cosa?
tante.tantissime cose da fare.
e sono ancora qui disteso. seduto. coricato. cosa? in piedi. qui che non faccio o faccio.
ma il tempo scorre uguale.
cambio le musiche.
non le mie.
non cambia niente
ho finito i paragrafi a disposizione. = (
inconcludente.
lunedì, 29|settembre|2008inconcludente
abbandonatemi amici.
lasciatemi affogare nel mio ego.
le ricerche dell’anima partono sempre dal basso.
lasciatemi sorelle.
devo cavarmela da solo.
ho la strada piena di ostacoli
cerco di evitare i sentieri intorno.
cammino solo tra le insidie.
i colpi. i massi. gli spigoli stretti.
sono solo e lo avverto
ho tanti amici che mi sostengono.
tutti invisibili alle mie mani
ma calorosi al mio petto.
allo stomaco. alla mia mente. al lungo tunnel delle proiezioni.
fuggo angosciato anche se sono l’eletto
non riesco a fermarmi. respirare. controllare.
le capacità ci sono é solo che non mi applico.
come un sogno di tarda mattinata
confondo tutto fra colori e sensazioni.
intorno ad una nube di fumo
mi nascondo aspettando.
sbagliando ad aspettare.
inconcludente.
Faber L. Gray

Scritto da Faber Gray






